IL SOLE…QUESTO MALANDRINO

 

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IL SOLE ….QUESTO MALANDRINO

Prof.ssa Annalisa Barba
Medico-chirurgo Specialista in Dermatologia e Venereologia – Verona
Presidente Donne Dermatologhe Italia /DDI

Il piacere di una abbronzatura dorata è un desiderio di tutti, ma è una sensazione tanto unica quanto effimera, in quanto l’esposizione ai raggi solari è causa ormai ben conosciuta e dimostrata di danno alla pelle, sia acuto (scottature) che cronico (fotoaging e tumori).
Sia chiaro che il sole è essenziale alla vita sul nostro pianeta ed è in grado di apportare numerosi benefici al nostro organismo, dalla produzione di vitamina D fino al rilascio di endorfine che agiscono positivamente sul benessere fisico e mentale, ma le radiazioni solari, in particolare i raggi ultravioletti A e B (UVA-UVB), penetrano attraverso la cute fino agli strati più profondi e agiscono in modo complementare nell’aumentare lo stress ossidativo e il danno alle varie strutture cellulari, come la membrana basale, i mitocondri e il DNA.
I danni degli UV alle cellule cutanee consistono in una aumentata produzione di mediatori intracellulari (in genere appartenenti alla famiglia delle metallo proteinasi MMP) che causano la degradazione delle strutture della matrice del derma, come collagene, elastina e fibrina, che porta alla perdita di elasticità e tono del derma e atrofia cutanea (foto invecchiamento).
Ma i danni maggiori delle radiazioni solari sono a livello del DNA delle cellule: gli UVA determinano l’interruzione della doppia elica del DNA e la produzione di radicali liberi; gli UVB, quando assorbiti dal DNA, producono CDP (dimeri di ciclo butano), che provocano la distorsione dell’elica e quindi la mutazione del DNA. Il nostro organismo possiede sistemi di riparazione del DNA: gli enzimi “taglia e cuci” in grado di eliminare i tratti di DNA alterato, ma il patrimonio di tali difese è limitato e, quando non sono più in grado di funzionare, si crea la cellula tumorale.
I danni da sole sulla cute si dividono in effetti immediati (scottature, iperpigmentazione) e effetti tardivi (foto invecchiamento, tumori).
Sicuramente di maggior impatto medico sono i tumori: le cheratosi attiniche e le neoplasie (come il basalioma ed il carcinoma squamo cellulare) sono tumori cutanei a partenza dalle cellule epiteliali dell’epidermide che vedono come fattore causante principale l’esposizione cronica e senza protezione ai raggi UV.
Il melanoma, che deriva dai melanociti, tumore maligno tra i più aggressivi, vede nelle scottature solari, specie in età infantile, una della cause più importanti. Negli ultimi anni si registra una maggiore incidenza di tale patologia con un sensibile abbassamento dell’età di insorgenza.

Da ciò l’importanza di una adeguata FOTOPROTEZIONE.
Esiste una fotoprotezione naturale, determinata dalla presenza di melanina, sostanza prodotta dai melanociti e in grado di assorbire le radiazioni solari e “intrappolare” i radicali liberi; la quantità di melanina prodotta (e non il numero di melanociti) permette di dividere la popolazione in 6 fototipi: dal fototipo 1 (cute chiara, si scotta sempre e non si abbronza mai) al fototipo 6 (pelle nera, non si scotta mai e si abbronza). Altri fattori di foto protezione sono: lo strato corneo che fa da filtro, i lipidi di superficie della cute che assorbono gli UV, i pigmenti carotenoidi e l’acido urocanico presente nel sudore.
Purtroppo la protezione naturale non è sempre sufficiente a prevenire i danni da esposizione solare, per cui si impone una fotoprotezione artificiale che si realizza con il vestiario e gli schermi solari presenti nelle creme.
I filtri solari sono fisici e chimici.
I filtri solari fisici sono particelle insolubili, inerti, agiscono per riflessione dei raggi UV: i più usati sono ossido di zinco e diossido di titanio, sono stabili chimicamente, non penetrano, hanno un tollerabilità ottimale, ma una galenica “pastosa” (visibilmente bianchi), ad alta concentrazione sono comedogenici; gli schermi chimici agiscono per riflessione assorbimento, sono dotati di grande potere di assorbimento, invisibili, hanno una galenica “gradevole”, ma, foto instabili, non durano ed hanno rischio di sensibilizzazione (tiazolici, Cinnamati e Tinosorb).

Cos’è il Fattore di Protezione Solare (SPF).
E’ un rapporto fra indice di arrossamento della cute fotoprotetta (dal filtro solare ) e cute non fotoprotetta, più l’indice è alto maggiore è la protezione; i filtri “seri” sono quelli approvati da COLIPA, un’associazione europea rappresentante le industrie della profumeria e cosmesi con il compito di contribuire alla qualità dei prodotti e alla sicurezza del consumatore; secondo la direttiva Colipa gli indici di SPF alti sono: 30, 40, 50; quelli molto elevati 50+.
Da sottolineare però che l’uso del fotoprotettore perché sia efficace deve rispondere ad altre caratteristiche, in particolare deve essere utilizzato su tutte le parti di cute esposte, deve essere rinnovato ogni due ore circa e dopo il bagno e usato in dosi “generose” (2 mg X 2cm di pelle), diversamente crea solo l’illusione della fotoprotezione .

Concludendo d’estate, ma non solo, il sole fa bene se preso con moderazione e con specifiche cautele, tenendo conto delle variabili costituite dal fototipo, dalla stagione, dall’ora, dal luogo e dalla location (acqua, sabbia, ecc.), e con le creme schermanti.

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